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Maurizio Formichetti: “Giro d’Italia lontano dall’Abruzzo, ecco i motivi”

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Maurizio Formichetti è lo “Sportivo a 360°”. E con lui prende il via la rubrica “Dierre Interviste” che, partendo da un argomento di stretta attualità termina spaziando a largo raggio sul mondo sportivo, locale e non solo. L’attualità è regalata dall’ennesima esclusione dell’Abruzzo dal Giro d’Italia 2015 di ciclismo, e chi più di Formichetti, fiduciario territoriale di Rcs (organizzatore della manifestazione) ne conosce i motivi?

“L’Abruzzo purtroppo vanta pendenze e situazioni rimaste sospese con la Rcs che organizza il Giro d’Italia. Per questo motivo non c’erano i presupposti per aprire nuovi scenari e coinvolgimenti per quanto un tentativo sia stato fatto. Vedremo in futuro cosa accadrà, per il momento posso assicurare che non ci sono le condizioni perché la carovana rosa torni ad attraversare il nostro territorio”. Lo stesso Formichetti a riguardo aggiunge: “Purtroppo dalle nostre parti non si riesce a comprendere a fondo l’importanza di ospitare un evento di tale portata. Dico a malincuore che manca quella lungimiranza capace di farci fare il classico salto di qualità”.

Eppure nel Giro 2015 un tocco d’Abruzzo potrebbe esserci, rappresentato proprio dallo stesso Maurizio Formichetti, prossimo a diventare Direttore Generale del Team Vini Fantini-Nippo-De Rosa, sodalizio“italo-abruzzese” che ha chiesto ufficialmente l’adesione al prossimo Giro d’Italia:

Aspettiamo il parere del Comitato Organizzatore ma ci sono tutti i presupposti affinchè questo sia positivo. Abbiamo appena contrattualizzato Damiano Cunego che sarà anche il capitano ed il team parla la lingua abruzzese a tutti gli effetti grazie alla presenza di uno sponsor locale, la Vini Fantini Farnese, che da sempre crede nel ciclismo e nell’importanza della visibilità che in termini mediatici esso regala”.

Maurizio Formichetti però non segue da vicino solo il mondo del ciclismo, ma conosce alla perfezione le realtà sportive teatine, tanto da commentare così il loro “momento”:

A Chieti, e parlo di città, della mia città, manca una managerialità sportiva di livello, e con essa quella progettualità divenuta col tempo elemento fondamentale per assicurarsi un futuro roseo. Calcio e basket, le realtà più importanti, si reggono sull’operato ed i sacrifici di singole persone alle quali non è possibile chiedere la luna e senza delle quali le rispettive società sarebbero già sparite, mentre ci sono tante altre realtà che fanno cose eccezionali nell’anonimato più totale. E’ il caso degli Scacchi o della Ginnastica Ritmica, solo per citare alcuni esempi. Certo, le vicende economiche degli ultimi tempi non aiutano il mondo dello sport, a Chieti così come in altri angoli d’Italia, ma ricordo che nel recente passato Chieti ha espresso realtà sportive ai massimi livelli in parecchi campi contemporaneamente, sicuramente non frutto del caso ma di un lavoro straordinario fatto per lo più dietro le quinte. Uno dei limiti della nostra città, nello sport ma non solo, sono quei sentimenti di simpatia e antipatia che puntualmente allontanano da una giusta visione delle cose, e lo dico con profonda amarezza”.

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