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Costruzioni Papa Altino, il capitano Chiara Spagnoli si racconta

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di Alessandro Fusco – La Costruzioni Papa Altino capolista solitaria e a punteggio pieno del girone H della serie B2 femminile nel prossimo week-end osserverà un turno di riposo. La settimana “tranquilla” è stata l’occasione per intercettare il capitano Chiara Spagnoli che in esclusiva per SportChieti ha parlato del suo passato, presente e futuro nella pallavolo, lo sport che ha cambiato la sua vita. Cresciuta nelle giovanili del Volley Pescara 3, Spagnoli schiacciatrice classe 1987, ha passato la sua carriera sui campi di B2 e di B1 con le maglie della Pallavolo Montesilvano prima e soprattutto della Dannunziana Pescara poi, società della quale è stata il capitano e con la quale ha scritto una pagina storica centrando nella stagione 2013/14 la promozione in B2. Oggi è ad Altino, fortemente voluta da mister Di Rocco, suo mentore ed amico, insieme alle compagne di una vita: la palleggiatrice Stefania Calista e il libero Moana Ballarini.

Tredicesimo anno tra B2 e B1 per te che hai iniziato da ragazzina a Montesilvano. Come ti senti ora che sei una donna e soprattutto una delle schiacciatrici più importanti della categoria? “Il segreto per essere delle buone giocatrici è non sentirsi mai tra le migliori della categoria ecco perché ogni giorno lavoro sempre per migliorare, anche a 28 anni“.

Hai scelto di lasciare la Dannunziana per iniziare una nuova avventura ad Altino, quanto è stata difficile questa scelta? “Lasciare una società di cui ero il capitano, dove ho avuto la possibilità di giocare i play-off e ho vinto un campionato, è sempre difficile, ma ho la consapevolezza di aver dato il massimo fino all’ultimo giorno con la maglia del Pescara. A parte l’aspetto prettamente pallavolistico, dopo sei anni nella stessa società lasciare lo “spogliatoio” mi è dispiaciuto, essendo una persona che crede nell’amicizia ma ciò non vuol dire tagliare i rapporti con le vecchie compagne”.

Chi è Simone Di Rocco per te? “Le persone che mi conoscono sanno bene che tipo di rapporto ho con Simone. Oltre ad essere un grande allenatore è una persona molto importante nella mia vita. Devo molto a lui, sono una persona estremamente riconoscente e lo seguo da sette anni. Mi viene in mente questa citazione per descriverlo “Un coach è un padre.Un coach è un mentore. Un coach ha grande potere e grande importanza nella vita dell’atleta“.

Com’è stato l’impatto con la realtà di Altino? “Il mondo Altino è per me una bellissima sorpresa. Ho ricevuto un’accoglienza straordinaria e penso che la società e le compagne di squadra siano quanto di meglio potessi trovare. Per quanto mi sono ambientata nelle mie vene già scorre sangue rosso-blu”.

Questo gruppo dove può arrivare? “Abbiamo degli obiettivi chiari e condivisi per cui lavoriamo tutti i giorni insieme per raggiungerli”.

Come mai hai deciso di non provare un’esperienza fuori dalla nostra regione? “Sono tante le motivazioni per le quali ho sempre scelto di rimanere a casa, in Abruzzo. La più importante è perché sono molto legata alla mia famiglia, agli amici e al mio compagno. La vita ti mette davanti delle scelte e tanto tempo fa decisi di restare qui anche per lavorare e giocare. In passato ho avuto qualche richiesta per andare a giocare fuori, non le ho accettate perché sapevo di poter arrivare ad un buon livello anche rimanendo in Abruzzo”.

Cos’è la pallavolo per Chiara? “Credo che per me non sia un semplice sport. È un modo per sfogarmi quando qualcosa va male, battendo il pallone a terra o contro il muro, è un modo per esprimere lati del mio carattere che magari fuori dal campo non si vedono, è un gioco di squadra quindi è essere aiutati ed essere disposti ad aiutare. La pallavolo è la mia passione, l’allenamento la mia arma, la squadra la mia famiglia”.

Pensi già al giorno in cui smetterai di giocare? “Quando smetterò? Bella domanda, per il momento non voglio pensarci, ma so benissimo che arriverà il momento di attaccare le scarpe al chiodo. Essendo diciotto anni che pratico questo sport posso dire che non sarà facile lasciare tutto ciò, perché è una cosa, forse l’unica, che ho sempre fatto con continuità e soprattutto con tanta passione. In questo sport ho dato molto. Sono cresciuta con il pallone in mano, invecchierò con il pallone nel cuore”.

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